Doping, Robert Gesink: “Quando sono diventato professionista era all’ordine del giorno, oggi il ciclismo è molto più pulito”

La recente ondata di test e controlli avvenuti al Tour de France 2026 ha fatto tornare in auge l’argomento doping nel ciclismo. Le modalità con le quali si sono svolti tali controlli, con i corridori svegliati in piena notte, e la quantità di test effettuati ha stupito molti degli addetti ai lavori, alcuni dei quali hanno paragonato l’attività dell’antidoping a quella che si vedeva 20 o 30 anni fa. Eppure, rispetto a quel periodo “oscuro”, quando il doping era molto diffuso e non era raro che anche i corridori di alto livello venissero trovati positivi, la situazione è oggi ben diversa e ne sa qualcosa Robert Gesink, che essendo passato professionista a inizio 2007 nell’allora Rabobank (poi diventata Visma) ed essendosi ritirato a fine 2024 ha vissuto in prima persona i cambiamenti avvenuti nel mondo del ciclismo.

Quando sono entrato nel gruppo dei professionisti, il doping era all’ordine del giorno – ha dichiarato il 40enne a Bahamontes – Facevo già parte della squadra, ma non ero nella formazione del Tour, quando hanno escluso Rasmussen dalla gara nel 2007. Non erano certo gli anni migliori. C’era molta sfiducia, invidia e incertezza. Ogni volta che qualcuno otteneva buoni risultati, gli altri pensavano immediatamente: ‘Ha trovato qualcosa di nuovo'”.

Invece di allenarsi più duramente, la gente ricorreva anche a sostanze dopanti“, ha proseguito il neerlandese, che da parte sua non ha mai preso certe scorciatoie: “Da giovane ciclista, a volte pensavo: ‘Se voglio diventare così bravo, dovrò seguire l’esempio’. Fortunatamente, le persone che mi circondavano mi hanno aiutato a rimanere sulla retta via“.

Del resto, Michael Rasmussen non fu l’unico corridore della Rabobank ad essere coinvolto in una caso di doping, ma ci furono poi anche Thomas Dekker e Michael Boogerd: “Michael Boogerd avrebbe potuto benissimo prendermi sotto la sua ala durante il primo ritiro e io avrei potuto seguirlo con tutto il cuore, perché in fondo desideravo ardentemente diventare bravo quanto lui”, ha aggiunto Gesink, riconoscendo che, con altre scelte, la sua carriera avrebbe potuto essere diversa.

Nel corso degli anni, anche grazie all’introduzione del passaporto biologico e di una mentalità diversa, il ciclismo è però fortunatamente cambiato e l’ex corridore ritiene che la situazione sia molto migliore rispetto ai suoi primi anni da professionista: “Il ciclismo oggi è molto più pulito, anche se, naturalmente, ci saranno sempre persone che barano“.

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